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LA LETTERATURA - I SECOLI DELLA LETTERATURA VENETA

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PRIMA DI VENEZIA (I PARTE)

L’età romana.- L’attività letteraria nell’area veneta [1]  ebbe fin dall’età romana un notevole sviluppo in taluni casi di altissimo livello. Infatti tre dei massimi scrittori latini appartengono a quest’area, Publio Virgilio Marone (70-19 av. Cr.) mantovano [2] , Gaio Valerio Catullo veronese (I sec. av. Cr.) e Tito Livio (50 av. Cr. - 17 d. Cr.) padovano, e in essi si ritrovano caratteristiche comuni, che possono essere riferiti alla regione di provenienza [3] . A Tito Livio, per esempio, si rimproverava la patavinitas, che non doveva essere solo un fatto di linguaggio, ma anche di ideali etici e politici, che presenti in lui, si ritroveranno poi come tratti peculiari, anche se non esclusivi, in molta letteratura veneta prodotta nei secoli successivi: soprattutto un profondo senso della libertà e della uguaglianza, e con esso una intensa religiosità animata da scarso misticismo e da profonda umanità [4]  e da un rigore morale, che solo apparentemente si può considerare in contrasto con un certo erotismo pur esso presente nella letteratura veneta, ora intenso ora delicato, ma sempre spontaneo e naturale. C’è tutto questo in Virgilio, il massimo poeta della latinità, c’è in Catullo [5] , che mescola sapientemente il gergo plebeo col raffinato linguaggio colto o addirittura mondano delle classi alte, Catullo, che rivendica i diritti dell'individuo, esalta l'amicizia, e soprattutto l'amore; c’è in Livio, molto amico di Augusto, ma contestatore del suo regime autoritario tanto da essere schernito coll’appellativo di “pompeiano” per aver esaltato nella sua opera Pompeo, oppositore di Cesare e ultimo difensore della libertà repubblicana in Roma.

 

Aquileia.- Poi l’asse della cultura veneta si incentra su Aquileia [6] , fondata dai romani nel 181 av. Cr. Era un ricco centro di traffici, ma prima dell'avvento del Cristianesimo non vi è testimonianza di una vita culturale in questa città. Ad Aquileia la cultura (e con essa, ovviamente, la letteratura), quando nasce, nasce cristiana. Stabilire però quando il Cristianesimo approdi sulla sponda lagunare costituisce un problema piuttosto delicato, che vede gli studiosi moderni schie­rati su posizioni opposte: la stessa Leggenda Marciana, secondo la quale la regione sarebbe stata evangelizzata da S. Marco [7] , è stata recentemente messa in forse con argomenti abbastanza persuasivi [8] . Non è questa la sede per affrontare tale questione; è solo da segnalare che una delle più antiche opere della letteratura cristiana, il romanzo Il Pastore del II sec. [9] , è stato scritto da un tale Erma, fratello del papa Pio I, detto dagli antichi scrittori nacione Venetus ex civitate Aquilegiae. E’ poi anche da sottolineare che sempre nel II sec., verso la fine, la cultura cristiana ad Aquileia raggiunse un livello tale da produrre un proprio symbolon, vale a dire una sua propria formulazione del Credo. Il che significa che la comunità cristiana già allora ad Aquileia era notevolmente evoluta ed autorevole.

Dopo l’editto di Costantino del 313, che assicurava la libertà di culto al Cristianesimo, cessata la clandestinità, in tutte le parti dell’Impero la diffusione del Cristianesimo fu rapidissima. Ad Aquileia sorse la splendida basilica i cui mosaici sono una sorta di catechismo dipinto che attesta lo sviluppo della cultura cristiana [10] ; ma l’episodio più importante della cultura aquileiese del IV sec. è costituito dal cosiddetto Seminarium Aquileiense [11] , una accolta di studiosi tra i quali pare che per un breve periodo verso il 373 sia stato anche S. Girolamo [12] : a prova abbiamo le sue lettere agli amici aquileiesi, tra i quali emergono Cromazio, autore di numerosi Sermones, omelie e trattati, che sarà vescovo di Aquileia, Turranio Rufino, traduttore di Origene, prima amico di S. Girolamo e poi da questi furiosamente avversato, Eliodoro, futuro vescovo di Altino, Eusebio, fratello di Cromazio, futuro vescovo di Bologna, Giovino, che pure divenne vescovo, anche se ci è ignota la sede, Bonoso, compagno di studi di Girolamo. Anche un importante concilio con la presenza di S. Ambrogio si tenne ad Aquileia nel 381. Ma anche nelle altre diocesi Venete si svolgeva una intensa vita culturale cristiana: a Verona S. Zeno di origine africana scrive dei Sermoni e due brevi scritti ha lasciato il contemporaneo vescovo di Trento, S. Vigilio, ed entrambi questi vescovi furono in relazione con l’ambiente aquileiese.

Inquietudini religiose e lo scisma dei Tre capitoli [13] .- Col V sec., che vede in Italia le disastrose incursioni dei visigoti di Alarico nel 408 e degli unni di Attila nel 450, si registra dovunque un rapido decadere della cultura, ma ciò non impedì ad Aquileia di dare segni precisi di un persistente impegno culturale, che si manifesta proprio nella presenza di posizioni ereticali (segno c’era un dibattito in corso): quando papa Zosimo nel 418 emanò la sua lettera Tractoria, di cui abbiamo solo un frammento, per colpire l'eresia pelagiana, un gruppo di vescovi suffraganei della provincia ecclesiastica aquileiese scrisse un libellus fidei con cui respinse la Tractoria. Considerato che la religiosità veneta fu sempre aliena da slanci mistici e molto legata all’umanità e alla concretezza, acquista significato questo atteggiamento non dichiaratamente ostile all’eresia pelagiana, che nelle sue formulazioni estreme arrivava a negare la divinità di Cristo [14] , considerato solamente un uomo: inoltre venticinque anni dopo c’è una lettera di papa Leone Magno, databile presumibilmente attorno al 443, indirizzata al vescovo di Aquileia, Gennaro (Januarius), che lo accusa di eccessiva tolleranza nei confronti di elementi del clero aquileiese sospetti di Pelagianesimo.

Alla fine del VI sec. poi Aquileia sarà protagonista dello Scisma dei Tre capitoli [15] , che in un primo momento aveva coinvolto quasi tutta la Cristianità occidentale. Paradossalmente con lo scisma si difendeva l’ortodossia, cioè le dottrine già definite nel Concilio di Nicea del 325 e ribadite da quello Calcedonia del 451, che propugnavano la tesi delle due nature in Cristo quella divina e quella umana, contro il Papato, potenza spirituale, e contro l’Impero bizantino, potenza politica, che per ragioni opportunistiche accondiscendevano a tesi opposte, monofisite, diffuse soprattutto nei domini asiatici dell’Impero bizantino, nelle quali si accentuava la natura divina di Cristo fino (al limite) a negare quella umana. Abbandonata dalle altre diocesi occidentali Aquileia rimase sola a difendere solamente delle idee, non interessi materiali, e questo è significativo indice dell’esistenza di una realtà culturale, vissuta con particolare fervore, sia pure nelle uniche forme possibili in quell’epoca, le forme della problematica religiosa. La controversia dura fino al 696, quando Aquileia si piega e rientra nella ortodossia, ma nel frattempo si esercita nel basso Friuli una intensa attività culturale: abbiamo una lettera del Patriarca scismatico di Aquileia, Giovanni, al re longobardo Agilulfo databile 605 o 607, che, come è stato autorevolmente detto, “è documento molto significativo della validità dell’insegnamento della retorica nell’ambiente aquileiese”.

 

 



[1]  La distinzione tra l’aggettivo “veneziano”, riferito alla sola Venezia, e “veneto” riferito specificamente a Venezia, e "veneto", riferito all'intera regione (e da ciò anche l'uso del termine "Veneto" come nome geografico) risale alla fine del Settecento e non era anticamente in uso. Vedi G.B. Pellegrini, Dal venetico al veneto (alle fonti dei dialetti veneti), in AA.VV., Unità e diffusione della civiltà veneta. Relazioni e comunicazioni del Convegno degli Scrittori veneti - Gorizia, Ottobre 1974, a c. di U. Fasolo e N. Vianello, Venezia, Associazione degli Scrittori veneti, 1974, pp. 17-40. Qui però si userà la attuale distinzione anche con riferimento ai secoli precedenti.

[2]  Il Venetorum angulus da Augusto in avanti (cioè dall'inizio dell'era cristiana) era detto Decima Regio, e comprendeva oltre all'attuale Veneto, l'Istria, il Friuli, il Trentino e una parte dell'Alto Adige, i territori di Cremona, Brescia, Sondrio e anche Mantova.

[3]  Accanto a questi massimi scrittori latini sono da ricordare alcuni minori certo non privi di importanza: un altro veronese, Emilio Macro, morto nel 16 av. Cr., autore di poemi, amico Virgilio (sarebbe il Mopso della quinta egloga virgiliana) di Ovidio e di Tibullo, Quinto Remmio Palemone vicentino, maestro di Persio e di Quintiliano, autore di una Ars grammatica, i padovani Quinto Ascondo Pediano e Clodio Trasea Peto, messo a morte da Nerone per le sue idee stoiche repubblicane, Lucio Arruntio Stella, di cui sappiamo che muore nel 101e fu amico di Marziale e di Stazio.

Sulla letteratura latina fiorita in area veneta vedi G.PELLEGRINI - L. BOSIO - D. NARDO, Veneto preromano e romano, in Storia della Cultura Veneta [d'ora in avanti S.C.V.], vol. I, Vicenza 1976, pp. 29-101 (in particolare il capitolo di D. NARDO, Scrittori latini nella X Regio, pp. 25-30).

[4]  Più avanti nei secoli, in età cristiana, quando saranno accese le dispute sul problema cristologico, troveremo in quest’area posizioni favorevoli a salvaguardare l’umanità di Cristo contro chi tendeva a negarla o quanto meno a ridurla per celebrarne esclusivamente la divinità.

[5]  L’opera di Catullo, conservata fino al VII secolo e poi dimenticata, venne riesumata proprio nel Veneto, nel 965 dal vescovo di Verona Raterio, e più tardi dai preumanisti padovani Lovato de' Lovati (1240-1309) e Albertino Mussato (1262-1329).

[6]  Sull’argomento vedi in particolare AA.VV, Vita sociale artistica e commerciale di Aquileia romana, Antichità Altoadriatiche, XXIX, 2 voll., Udine 1987, ma tutta la collana “Antichità Altoadriatiche”, che raccoglie gli atti dei Convegni annuali sul tema di Aquileia, è una fonte inesauribile di informazione dotta sulle problematiche aquileiesi.

[7]  La redazione più matura di questa leggenda si trova in Andrea Dandolo, il grande doge cronista, il quale apre la sua opera col capitolo De pontificatu Sancti Marci Evangeliste, e con la frase “Marcus Evangelista in Aquilegia primo catholicam fundavit ecclesiam anno Domini nostri Iesu Christi LXVIII” [=“L'Evangelista Marco fondò per la prima volta una chiesa in Aquileia nell'anno 48 del Signor nostro Gesù Cristo”], ANDREAE DANDULI Chronica per extensum descripta (Rerum Italicarum Scriptores d'ora in avanti RISS] XII), Bologna, Zanichelli, 1940, pp. 9-10.

[8]  S. Tramontin, Origini e sviluppi della leggenda marciana, in AAVV,Le origini della Chiesa di Venezia, Venezia 1987, pp. 167-186. A. Niero, I martiri aquileiesi, in Aquileia nel IV secolo, AAAd XXVI, Udine 1985, pp. 151-174:154.

[9]  Il libro ebbe una larghissima diffusione fra i cristiani di quel secolo e dei secoli successivi ed è pervenuto fino a noi in versione greca e in versione latina, ma esiste anche una versione etiope ed una copta.

[10]  E’ fondamentale studio di G.Menis, La cultura teologica del clero aquileiese all’inizio del IV secolo indagata attra­verso i mosaici teodoriani ed altre fonti, in Aquileia nel IV secolo, AAAd XXII, Udine 1982, pp. 463-527.

[11]  Vedi A. Scholz, Il “Seminarium Aquileiense, in “Memorie storiche forogiuliesi”, L (1970), pp. 17-106; contraddetto da G. Spinelli, Ascetismo, monachesimo e cenobitismo ad Aquileia nel IV secolo, in aa.vv., Aquileia nel IV secolo, cit., pp. 273-300.

[12]  Girolamo nella centotrentacinquesima ed ultima biografia del suo De viris illustribus, dice di essere nato in un oppidum, una cittadina al confine della Dalmazia e della Pannonia, chiamata Stridone, rasa al suolo dai Goti. E’ stato detto che Stridone sarebbe sorta nelle vicinanze dì Aquileia; ma in realtà non è possibile scambiare la Pannonia che si estendeva alla destra del Danubio e comprendeva all’incirca l’attuale Austria meridionale, e parte della Stiria, della Slovenia e della Croazia attuali, col Veneto, e non è chiaro quale fosse l'esatta ubicazione di questa cittadina già distrutta a quei tempi e successivamente del tutto scomparsa nel ricordo dei posteri; e quindi non si può dire nemmeno se e quanto vicina fosse ad Aquileia e fino a che punto si possa considerare Girolamo aquileiese per nascita.

[13]  G. Cuscito, Fede e politica ad Aquileia. Dibattito teologico e centri di potere (secoli IV-VI), Udine 1987.

[14]  Principio fondamentale è per il Pelagianesimo la libertà del volere umano. In questo modo però Pelagio negava la trasmissione del peccato originale e la necessità e l'efficacia della grazia divina: il grande confutatore di Pelagio sarà Sant’Agostino, che rivendicherà con forti accenti il primato della grazia e della provvidenza divine.

[15]  La denominazione deriva dal fatto che nell’anno 544 l’Imperatore di Costantinopoli Giustiniano emanò un editto che condannava tre Capitoli, che quasi un secolo prima il Concilio di Calcedonia con significativa consapevole astensione non aveva condannato, nei quali si sosteneva che nella persona di Cristo oltre alla natura divina c’è la natura umana. I tre Capitoli si riferivano a Teodoro di Mopsuestia, a Teodoreto di Ciro contro Cirillo di Alessadria e ad una lettera di Iba di Edessa.

 

(II PARTE >)

 

 



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