LA
LETTERATURA - I CARATTERI DELLA LETTERATURA
VENETA
I linguaggi e i generi letterari
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veneta
Il
Veneto è la regione dei mille
campanili. Questo vale anche per la
letteratura. E' quindi necessario porre
attenzione alla varietà delle
componenti. Se c'è una certa
compattezza nella produzione letteraria
di Venezia, nella Terraferma abbiamo
diverse "linee" spesso abbastanza
profondamente differenziate. Basti pensare
alla splendida linea vicentina, che
in età moderna da Giacomo Zanella
arriva attraverso Fogazzaro, Piovene
e Parise fino a Meneghello, ma trova
remotissime ascendenze nel Duecento
in Benvenuto Campesani e in Ferreto
de' Ferreti e nel Cinquecento in Giangiorgio
Trissino e in Luigi Da Porto. O la linea
veronese che si potrebbe, con un po'
di esagerazione, far risalire a Catullo,
ma che registra momenti salienti nelle
vicende dello scriptorium, nell'alta
presenza del vescovo Raterio e poi con
Giacomino da Verona, con Guarino veronese,
col Fracastoro e con Scipione Maffei
e Ippolito Pindemonte. O la tradizione
aristotelica (e averroisti) patavina.
Per non parlare della produzione istriana
e Dalmata. E pur nella diverse modulazione
queste linee hanno elementi comuni:
esprimono la mentalità di chi
implora dal cielo la pioggia e adora
quel cielo come la fonte del bene morale
e materiale, e stabilisce un rapporto
costante con l'Assoluto, di intensa
e fervida religiosità; mentre
la mentalità veneziana è
quella del mercante, che ripone tutte
le sue risorse nella volontà
dell'uomo, audax omnia perpeti, disposto
a tutto patire, ma anche - ambiguità
del significato di perpeti - a tutto
osare, una mentalità che esprime
una società che (per entrare
nello schema logico di Heidegger) è
la società della "cura"
alla ricerca della "utilizzabilità"
delle cose.
Due universi a confronto, in opposizione
perenne come l'Iliade e l'Odissea, come
la terra e il mare, con una assoluta
differenza di valori, da un lato la
scaltrezza disinvolta, la spregiudicatezza
di una società mercantile come
quella veneziana (ma ancor prima di
Venezia anche Aquileia era un emporio,
e ancora prima, ben prima della nascita
di Aquileia, nel secondo millennio avanti
Cristo di qua passava la via dell'ambra),
tesa esclusivamente al profitto, una
società avvezza a riporre tutto
nella propria abilità, nella
virtù della golpe e del lione,
devota alle tre disposizion che il ciel
non vuole, pronta ad usare la frode
e la violenza per soddisfare la propria
incontinenza, dall'altro una concezione
etico-religiosa che fu per molti secoli
non solo la concezione del contadino
lombardo-veneto, ma di tutta la civiltà
europea.
Tuttavia frequentissimi e quasi intrinseci
rapporti fra le due realtà porteranno
a scambi frequenti ed a reciproci arricchimenti.
Due fatti, scelti per puro esempio,
la poesia provenzale di Treviso, che
presentava caratteri abbastanza pronunciati
sia nei contenuti amorosi, sia sul versante
critico negli interessi biografici,
e la tradizione filosofica patavina
di estrazione averroistica, non sono
privi di collegamento fra di loro e
con la mentalità veneziana: in
entrambi i casi emerge quell'interesse
mondano e terreno, proprio di questa
mentalità veneziana, che da Venezia
irradiò sulla Terraferma non
sempre incontrastata.
Infine un elemento più squisitamente
letterario è costituito dallo
stile medio, che anticipato da Apostolo
Zeno e teorizzato da Gasparo Gozzi,
incide profondamente sulla tradizione
poetica successiva. Ecco, in bruttissimi
versi di Angelo Dalmistro [1754-1839],
presunto maestro di Foscolo (ma non
è affatto vero), la descrizione
dello "stile medio":
Quello stil medio, in ch'io teco ragiono,
/ o ragionar più veramente credo,
/ stil difficile assai chi ben l'intende,
/ però che, senza dar nel basso,
debbe / starsi in cotal conveniente
altezza. / D'esso sol proprio, e, ove
in giù troppo pieghi, / o s'alzi
troppo, alla prescritta meta / Tosto
tornar, più del medesmo Gozzi
/ Quello stil di conoscer s'argumenta.
E questo è un argomento squisitamente
letterario, anzi retorico, che caratterizza
la letteratura veneziana.