LA
LETTERATURA - I CARATTERI DELLA LETTERATURA
VENETA
I linguaggi e i generi letterari
| Letteratura
veneziana | Letteratura
veneta
La
letteratura veneta non si può
e non si deve identificare con la letteratura
in dialetto , che è parte, e
nemmeno preponderante, di una ben più
vasta produzione in varie lingue: non
solo in lingua italiana (toscano) che
è la più usata, da Zanin
Querini a Pietro Bembo ai fratelli Gozzi
ad Ugo Foscolo, ma in latino per il
periodo tardo antico e medievale soprattutto,
ma anche nel Rinascimento, e poi in
francese (pensiamo a Martin da Canal
e a Marco Polo, e poi all'ampia produzione
dei poemi franco veneti e successivamente
al Casanova della Histoire de ma vie
e al Goldoni del Bourrou bienfaisant
e dei Memoires) e in provenzale (Bartolomeo
Zorzi a Venezia e la scuola di Uc de
Saint Circ a Treviso).
Per quanto concerne i generi letterari
è da tener presente che noi oggi
solitamente consideriamo letteratura
la narrativa (romanzi e racconti), la
poesia e il teatro. Stentiamo invece
a riconoscere come letteratura la critica
(anche quella letteraria) e tutta la
saggistica in genere, e più che
mai la produzione scientifica delle
varie discipline. Anche la storiografia,
che gli antichi definivano opus rhetoricum
magnum, oggi è esclusa dall'ambito
della letteratura per essere considerata
un genere scientifico a tutti gli effetti
in quanto mirata all'accertamento della
verità.
Ma il concetto di letteratura nei secoli
passati era abbastanza diverso e in
genere molto più ampio da quello
che abbiamo oggi. Per restare a Venezia,
ricordiamo che il doge Marco Foscarini,
storico della letteratura veneziana,
non concluse la sua opera Della letteratura
veneziana ed altri scritti intorno ad
essa , ma fece a tempo a scrivere pagine
ricche di erudizione (grazie anche all'aiuto
decisivo di Gasparo Gozzi) su due soli
generi, il diritto e la storiografia,
due generi che oggi di norma non sono
certo considerati letterari a pieno
titolo. Così un altro storico
della letteratura veneziana, l'abate
Gian Antonio Moschini, nella sua Storia
della letteratura veneziana nel secolo
decimottavo , trattò di opere
di fisica e di medicina, oltre che di
filosofia e anche di poesia e di letteratura
in senso più stretto: non trattò
invece il teatro (eppure il secolo decimottavo
fu il secolo di Apostolo Zeno e di Antonio
Conti, di Carlo Goldoni e di Carlo Gozzi!),
che evidentemente non rientrava per
lui nell'ambito della letteratura propriamente
detta. Come del resto oggi noi non inseriamo
nelle storie della letteratura i soggetti
e le sceneggiature dei film.
Consideriamo poi che Venezia non è
mai stata la città delle lettere
. E' stata la città della pittura,
della musica ancor più, dell'architettura
(anche se i suoi più grandi architetti
erano forestieri), ma non la città
delle lettere, salvo che nel Settecento,
quando notiamo una grande fioritura
dell'attività letteraria con
personalità quali Apostolo Zeno,
Carlo Goldoni, i fratelli Gozzi, Marco
Foscarini, Francesco Algarotti, e una
miriade di scrittori di minor levatura,
poeti e "gazzettieri". In
questa realtà emergono due generi
letterari prevalenti a Venezia in tutti
i secoli della sua storia, la storiografia
e il teatro, e a questi si può
aggiungere il giornalismo, sorto appunto
nel Settecento, che però si può
considerare una sorta di storiografia
dell'attualità. Scrivere di storia
era concepito a Venezia, dove era il
senato ad eleggere gli storici ufficiali,
come un modo alto e nobile di far politica,
che tuttavia non sempre serviva ad affermare
e propagandare versioni e interpretazioni
dei fatti favorevoli alla Repubblica,
ma spesso era improntato ad obiettività
e imparzialità. Questa funzione
della ricerca storica è teorizzata
anche da un altro doge storiografo,
Andrea Dandolo (sec. XIV), nel proemio
della sua Cronica brevis, ma se ne trova
conferma già nella più
antica opera della letteratura veneziana
la Chronicon Venetum di Giovanni Diacono,
vissuto attorno all'anno Mille, che
era ministro del doge Pietro Orseolo
II. E così con lo stesso spirito
il giornalismo, che è storiografia
del contemporaneo, appena nasce nel
Settecento trova a Venezia il suo luogo
ideale. Quanto al teatro, anch'esso
a Venezia appare come una storiografia
del mondo contemporaneo, e tutto quello
che di letterario Venezia ha prodotto,
anche quello che di per sé appartiene
ad altri generi, quali la lirica e la
narrativa, presenta il carattere della
teatralità. Si prenda ad esempio
il Lamento della sposa padovana (sec.
XIII), che padovana non è, bensì
veneziana (come ha dimostrato Diego
Valeri, perché da Padova non
si vede il mare), esso è una
sorta di monologo da recitarsi in teatro,
è un testo teatrale, sempre come
ha dimostrato Diego Valeri. A Venezia
tutto è teatro, perché
essa è un teatro. "Se c'è
al mondo una città manifestamente
vocata e votata al teatro, al teatro
di ogni genere e forma, ma a quello
comico in ispecie, questa è Venezia"
.
La lirica e la narrativa hanno certamente
avuto cittadinanza a Venezia, ma non
in misura preponderante; poeti come
Leonardo Giustinian o come Pietro Bembo
e come le poetesse petrarchiste Gaspara
Stampa e Veronica Franco pur nell'ottimo
livello della loro produzione non si
sollevano tuttavia al di sopra della
media nazionale, non raggiungono le
vette eccelse raggiunte per esempio
da Goldoni nel teatro. E nel campo narrativo
i migliori contributi vengono da immigrati
come lo Straparola o l'Aretino.