Natale, evento di grazia, dono di speranza
La solennità del Natale è annunciata dalla liturgia come un evento di gioia: «Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore». Un nascita che deve rinnovarsi nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, come incontro con un mistero che fin dalla prima tradizione cristiana è stato compreso come l’irruzione di Dio nella storia, l’ingresso di una luce rivelatrice nel destino degli uomini.
Forse è proprio riflettendo sul significato e sulla profondità di un tale mistero, che lo scrittore toscano Curzio Malaparte, di fronte alle modalità e allo stile con cui ogni anno tanti cristiani festeggiano il Natale, ha denunciato la loro ipocrisia ponendosi un forte interrogativo: «Perché nessuno di noi ha il coraggio di dirsi che il secolo non è mai stato così poco cristiano come in questi anni?» E aggiunge: «Il Cristo è morto nell’anima dei suoi figli…l’ipocrisia è discesa dalla politica fin nella vita sociale, familiare, individuale». Sono espressioni forti, ma stimolano una verifica sul nostro atteggiamento, di fronte alla nascita dell’atteso delle genti avvenuta nella povertà di una grotta di Betlemme.
Non vogliamo certo porre in secondo piano la scena umana e divina del Natale. Dio ha voluto piantare la sua “tenda” nel mondo e divenire «presenza» e luce di verità per dare un senso all’esistenza degli uomini e prospettive di speranza agli eventi che maggiormente assillano la loro storia.
Luigi Pirandello, uno dei più grandi narratori del Novecento italiano. si soffermò, nel 1896, sulla festa del Natale reinventandola nella dimensione di un sogno. «Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa….E le vie delle città grandi e piccole, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte». Per quelle vie deserte «gli parve d’un tratto d’incontrar Gesù errante, in quella stessa notte, in cui il mondo festeggia ancora il suo natale» Era però «in preda a una tristezza infinita», perché nel giorno in cui gli uomini celebrano la sua nascita, in realtà sembrano averlo dimenticato.
Il peregrinare del celeste Bambino, dopo aver attraversato vie deserte, origliato alle porte della case più umili e visitato chiese ricche di splendidi marmi s’arresta con un invito: «Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’io son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita…Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà».
Un invito che Pirandello, nel suo mirabile racconto, non è capace di accogliere pur non rimanendo insensibile al messaggio cristiano del Natale. Ma nel «sogno» del grande scrittore siciliano ritroviamo una denuncia di atteggiamenti e di falsi miti che falsificano il significato dell’evento e richiamano la necessità di recuperare e testimoniare i valori irrinunciabili della fede legati al mistero natalizio.
Viviamo infatti in contesti sociali e politici sconvolti; in scenari di violenze e nella negazione dei valori più sacri della vita che accentuano l’attesa a nuovi orizzonti di speranza. «Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo», annuncia la liturgia. Ma come conciliare il dono natalizio della pace con la constatazione delle violenze e del male che umiliano popoli di etnie, culture e religioni diverse ?
Il Natale ci pone delle conseguenze di grande portata, aperte però alla speranza. Ogni situazione umana, nel suo evolversi, può avere un riferimento con l’irrompere dell’Emanuele nella storia degli uomini, divenuta storia di salvezza. E’ un irrompere che ci coinvolge: pone delle scelte di vita in risposta alle emergenze e attese del tempo, ma ci offre il dono di sperimentare l’intimità e il significato del Natale in un atteggiamento di comunione con i fratelli.
Padre Luciano Segafreddo, «Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero». Via Orto Botanico, 11 – 35123 Padova
E-mail: l.segafreddo@santantonio.org
Padre Luciano Segafreddo, direttore
«Messaggero di sant'Antonio».
invia
una e-mail:
l.segafreddo@mess-s-antonio.it
www.messaggerosantantonio.it
|