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Il massimo livello di comunicazione in un tempo neanche tanto lontano,
era dato nelle nostre campagne dalle occasioni offerte dal giorno
del mercato del paese.
Era il momento in cui la nostra civiltà contadina "scendeva
in piazza", era il momento in cui nella piazza del paese si
ritrovavano un po' tutti. Per le donne, vestite a festa, era il
momento della loro massima indipendenza ; potevano portare al mercato
qualche pollo o anatra e con il ricavato, che spesso era l'unico
loro appannaggio, comprarsi un vestito, oltre naturalmente che l'occasione
per scambiarsi qualche confidenza con amiche o conoscenti.
Per gli uomini era l'occasione di informarsi sull'andamento delle
colture, sui prezzi dei prodotti, ma soprattutto, tra un'ombra e
l'altra, di fare affari. Al mercato si comprava il paio di buoi
in preparazione della stagione dell'aratura e si vendevano i prodotti
del campo; si compravano le sementi e si vendevano i vitelli. Era
tutto un brulicare di folla vociante; più festanti le donne,
più seri e compunti gli uomini sui quali ricadeva la responsabilità
dell'andamento della loro azienda e quello era il momento delle
decisioni importanti.
Su tutti emergeva la figura del "sensale" ; dopo il parroco
e il farmacista era il depositario del sapere, di quello economico
; era colui che conosceva l'andamento dei prezzi e delle fortune
e sfortune economiche di amici e conoscenti.- Personaggio spesso
sanguigno e corpulento, era una figura spesso guardata in modo ambiguo
per quel suo fare "diplomatico" di dire e non dire, di
ammiccare, di spingere comunque per la conclusione dell'affare.
La Piazza del Mercato non era però soltanto il punto dove
si comprava e si vendeva, ma rappresentava anche il momento in cui
si entrava in relazione con varie persone che, provenendo magari
dai paesi vicini, si incontravano soltanto una volta all'anno e
con le quali, forse, l'anno successivo si sarebbe concluso un affare.
Insomma era il luogo in cui si viveva una vita di relazione molto
attiva, che bisognava vivere intensamente prima di ritornare al
lavoro, spesso solitario, nei campi. La Piazza del Mercato è
stata la fucina di quell'imprenditoria contadina e nello stesso
tempo quell'incubatoio che qualche decennio più tardi avrebbe
sfornato il cosiddetto " modello di sviluppo veneto ".
Tutto ciò sarebbe successo quando il contadino, spinto a
lasciare i campi, trovò approdo nelle attività industriali
allora in rapida espansione. Portava con sé però l'istinto
di imprenditorialità dell'uomo della terra unitamente al
grande impegno lavorativo forgiato in lunghi secoli in cui l'imperativo
era produrre per sopravvivere.
Possiamo dunque dire oggi che la Piazza del Mercato per ciascun
paese rappresentava il momento culminante di quella vita ; qui nascevano
aspettative e morivano illusioni ; qui si combatteva per la sopravvivenza
; qui i giovani venivano iniziati dai padri a gestire il proprio
lavoro e quindi la propria vita. Ma era anche un momento di grande
civiltà perchè con una semplice stretta di mano si
concludevano affari di qualche decina di milioni ai valori di oggi
: insomma era il momento in cui si realizzava al massimo livello
la vita di relazione.
Oggi noi possiamo ricreare l'antica piazza del Mercato chiamando
a farvi il proprio ingresso anche chi sta a migliaia di chilometri
di distanza. Con lo spirito di allora possono incontrarsi per cercare
od offrire prodotti, ma anche esperienze di vita, persone che magari
non si sono mai incontrate, né si incontreranno mai. Queste
persone, in modo virtuale, verranno dai quattro angoli del mondo
apportando le loro esperienze e quindi potrà conseguirne
un grande arricchimento anche culturale. Nel nostro "Marcà"
si incontreranno non solo gli emigrati con i veneti, ma anche gli
emigrati fra di loro : l'australiano potrà parlare con l'argentino
ed brasiliano con il canadese, magari riscoprendo identità
comuni o parentele perdute.
Paolo Simionato
Segretario dell'Associazione
Veneziani nel Mondo
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